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The Floating Piers

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Ultimo weekend per “The Floating Piers”, e come se non ci fossero abbastanza pareri sul web, ho pensato bene di aggiungervi anche il mio!
Premessa: non intendo definire il concetto di arte, né giudicarne l’effettiva appartenenza dell’opera: Christo è un artista riconosciuto come tale dagli anni ’60, e potrà dirci se abbiamo commesso un errore chi dal futuro si guarderà alle spalle…forse è vero che le sue ultime opere non hanno la forza delle prime, ma nessuno è mai stato privato del titolo di artista per un (presunto) decadimento etico od estetico.
Sono certa che potrete farvi un’idea a riguardo visitando l’opera e la mostra in corso a Brescia curata da Celant.iseolakechristo

Detto questo, ci terrei innanzi tutto a fare una “critica alla critica”: Philippe Daverio ha ragione nel dire che non è una novità nel campo artistico né rispetto alle sue opere precedenti, ma sono solo parzialmente d’accordo sul suo affermare “Se uno salisse per duecento volte sulla passerella di Christo entrerebbe nella categoria dei cretini”: innanzitutto non è pensata per essere goduta nel tempo, quindi logicamente entra in gioco l’urgenza della visita più che un’ammirazione, ma visitarla più volte con diverse condizioni climatiche ed emotive a parer mio cambia la percezione di ciò che si ha intorno, tanto nel quotidiano quanto nello straordinario.

La riflessione di Vittorio Sgarbi pone invece l’accento sulla mancata valorizzazione del patrimonio esistente sul territorio bresciano. Come dargli torto?
Temo però che la responsabilità non sia da accollare alla famiglia Beretta o a Christo, semmai ai comuni coinvolti che non hanno saputo far altro che vendere cappellini e t-shirt con la scritta “Walking on Iseo Lake”, facilmente affiancabili da guide bilingue che avrebbero invece spinto il turista a tornare o a prolungare il proprio soggiorno.
La passerella in effetti si snoda per qualche metro nelle vie di Monte Isola, ma è compito del visitatore cercare le indicazioni per gli itinerari.
Farei notare che è stato proprio il sindaco del paese, in risposta al grande afflusso, a proporre e ottenere la chiusura notturna dei Floating Piers: MAI avrei pensato che fosse possibile negare la fruizione al pubblico di un’opera d’arte di fama mondiale. Mai lo avrei pensato per un motivo facilmente scavalcabile con un una maggiore organizzazione. È stato un gesto incivile.

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Detto questo, posso dire di avere apprezzato l’opera: a livello sensoriale, camminare scalzi in mezzo ad una distesa d’acqua sopra ad una passerella che ondeggia non può che donare percezioni positive: meraviglia e stupore prima di tutto, regredendo verso un’innocenza fanciullesca quasi dimenticata, ma che è sempre piacevole ritrovare.
iseolakechristo1Il contatto con la natura, apprezzato da Achille Bonito Oliva, non è da sottovalutare: fa bene a livello mentale e fisico e posso assicurare che lo sguardo e il passo dei visitatori a qualche metro dall’inizio della passerella lo dimostrava pienamente. Il tempo di prendere coscienza di sé, del luogo, dimenticare la lunga fila appena fatta e la frenesia cittadina…spero che si siano visti come li ho visti io: una catarsi.
Last but not least: una passerella che congiunge due luoghi apparentemente inavvicinabili:
un ponte, con tutti i significati simbolici che porta con sé, inutile elencarli. Troppo spesso dimentichiamo la forza della simbologia nelle nostre vite e quest’opera ha meriti solo per aver  stimolato l’inconscio addormentato di più di un milione di persone.
Del resto, se un gruppo di liceali ha colto la contemporaneità del messaggio, perché è così difficile per noi arrivarci?

dico la MIA

Sembrerà incredibile per chi mi conosce, ma quest’anno è stata la prima volta che ho visto la MIA Photo Fair . Non sapevo cosa aspettarmi, se non a grandi linee, e devo ammettere di esserne rimasta un po’ delusa.
Trovarla è facile: posizione centrale, sede nuova…si sa che a Milano la cultura fa chic.

Entro: mi ritrovo nella versione non virtuale di pagine come Flickr, DeviantArt e simili: una lunga serie di paesaggi in bianco e nero; dettagli architettonici minimal  che vanno dal bianco ai toni pastello; fiori, alberi ed elementi naturali in tutte le salse e rari casi di ritratti interessanti. Non voglio togliere meriti agli artisti: c’erano indubbiamente anche serie notevoli sia a livello estetico sia narrativo, e nel reportage le tematiche sono sempre degne di uno sguardo attento, ma chi mastica un po’ di fotografia non ha potuto trovare accanto ai grandi nomi alcuna novità.

                                  in ordine: Paola Agosti, Edoardo Romagnoli, Liu Bolin

 

Al massimo qualche revival: io e i miei compagni di studi artistici già una decina di anni fa facevamo scorta di fotografie di luoghi abbandonati, e per quanto personalmente li ami ancora, non posso ritenerle una fonte di ispirazione. Ammettiamolo: qualunque circolo fotografico ha qualche socio amante del genere.
Un paio di gallerie hanno presentato radiografie, sulla scia del calendario Eizo (datato 2010) che tra l’altro avevo molto apprezzato.

La mia passione per tutto ciò che riguarda il mondo floreale mi ha fatto provare un meraviglioso senso di pace davanti alla serie Luminatus di Davide Marino, che trovano il loro “doppio” nel blog Giovedì Fiori.


nicomingozzi1Un incontro tra la passione per il vintage dilagante negli ultimi anni e la manipolazione sulle polaroid sono le opere di Nico Mingozzi: ha comprato fotografie d’epoca senza valore e le ha interpretate aggiungendovi ansia, incubi, mostri: potevano non piacermi?
Anche il suo lavoro ha un rimando alla mia mente: le recenti opere di Sara Lando, pubblicate sulla sua pagina Instagram.

 
Conclusioni: l’anno prossimo, fatevi un giro.
Potrete conoscere le tendenze o riscoprire i maestri, comprare libri che difficilmente troverete nella Mondadori dietro l’angolo e, per chi fotografa, avere una botta di autostima! In fondo i galleristi non hanno tutto questo senso estetico e non molte opere in mostra erano davvero superiori a quelle che vedo quotidianamente aprendo la mia pagina Facebook, vera e propria vetrina di talenti e artisti, anche se non vendono ciò che creano con cifre a tre zeri.